MIDNIGHT CLUB #6 : IL MORTO VIVENTE !


"Questo è il Midnight Club!
B
envenuti!
mettetevi comodi e raccontateci la vostra storia.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
Sentitevi a casa vostra.
Questo è il Midnight Club!
Benvenuti!
I bambini lasciati incustoditi saranno venduti come schiavi"


Domani  1 Maggio, sarà il compleanno del sottoscritto, di conseguenza, fedele ad una tradizione consolidata da anni per qualche giorno il sottoscritto rallenterà un poco le sue attività online, ufficialmente per rimanere solo con il mio dolore ed accettare l'idea che ormai la vecchiaia e la decadenza incombono sovrane nella mia vita. Ufficiosamente perché sempre da tradizioni millenarie impiegherò le prossime giornate a gozzovigliare come se non ci fosse un domani, tra libri, fumetti, DVD, un calice di Bordeaux ed un tagliere di formaggi.

Il blog non si fermerà, semplicemente potrei ritardare nel rispondere a qualche mail o a qualche commento.
Vi assicuro però che penserò ad ognuno di voi, l'occasione infatti mi serve per ringraziare tutti voi che mi seguite da anni.
Se Nocturnia ha potuto continuare a partire da quel lontano giorno del 2011 e se ha ottenuto qualche successo il merito è vostro.
Grazie gente! Nel frattempo: vi cuccate una nuova puntata del Midnight Club! 

Non invitata, assolutamente inaspettata giunge  uno di quei brevi e strani post per brevi storie, in alcuni casi dei semplici flash.
 Storie macabre, fantastiche, dedicate a figure particolari della storia, eventi e personaggi "strani," a volte semplicemente fuori dalla norma ma incastonati in vicende troppo brevi da inserire nei normali Dossier Mysteri Notturni 
Questo post come tutti quelli futuri contrassegnati con questo banner  andrebbe letto sul finire del giorno, quasi verso la mezzanotte, un po come quei racconti sui fantasmi che i nostri nonni raccontavano  attorno ad un fuoco; figurine di un album,  tessere di un antico domino, ospiti non invitati delle vostre serate, desiderosi di raccontarvi la loro vicenda umana.

Ed anche le loro vicende inumane.
Chiudete bene la porta, assicuratevi di aver serrato correttamente le finestre e soprattutto lasciate accesa la luce.
Andiamo a cominciare.

- LA SEPOLTURA PREMATURA


Qual'è la paura più grande della razza umana?
Da sempre, dal momento in cui abbiamo cominciato ad aver coscienza di noi stessi, c'è un timore che ci ha sempre accompagnato.
La paura della morte.
Chiunque di noi ci ha pensato almeno una volta nel corso della vita.
Possiamo temerla, possiamo fingere di esserne indifferenti ma sappiamo che quel momento arriverà.
Eppure se ci fermiamo a riflettere, esiste qualcosa di perfino peggiore, un timore che renderebbe tutto quanto il resto infinitesimale.
Soprattutto perché si tratta di una esperienza che è capitata.
Ad un numero infinitesimale di persone ma è avvenuta.
Sto parlando dell'essere considerati defunti per errore.
Anche in tempi piuttosto recenti.

- UNA NOTTE IN SUD AFRICA.

E' il 1993 e per Sipho William MdLetshe sembra essere arrivata la fine di una giornata come tante altre.   Sipho William MdLetshe sta decisamente vivendo in periodo interessante, il suo Sud Africa dopo decenni sembra stia finalmente dando l'addio alla politica dell' Aparteid 
C'è un presidente bianco, Frederik de Klerk che sta decisamente concedendo più diritti ai neri come Sipho.  C'è un leader nero, Nelson Mandela che dopo essere stato liberato dalla prigione si sta trasformando nel leader di tutta una nazione.
Dopo anni di scontri adesso si sta trattando e pochi mesi prima, entrambi il leader nero ed il presidente bianco sono stati insigniti del Nobel per la Pace.
Si, decisamente spira un vento nuovo per il Sud Africa, si respira un clima diverso e già si vocifera che il prossimo presidente avrà la pelle dello stesso colore di Sipho.
Ma in quella sera tutto questo a Sipho non interessa.
Sipho William MdLetshe è in macchina, è in compagnia della compagna della sua vita. Sipho è giovane: ha solo 24 anni.
 Ha tutta la vita davanti, ha tutto il mondo nelle sue mani.
Questo almeno fino al momento dell'incidente.

Perché anche nel Sud Africa in via di pacificazione del 1993 capitano gli incidenti stradali e quello in cui viene coinvolta la giovane coppia è davvero uno di quelli brutti.
Ci sono sangue e rottami ovunque, una confusione indescrivibile e quando arrivano i soccorsi lo scenario non è certo dei migliori.
Mentre la moglie viene medicata, tra tutti, Sipho sembra essere quello che ha avuto la peggio.
Il giovane viene dichiarato clinicamente morto.

- IO ZOMBI.


Trasportato in ospedale, il decesso viene confermato ed  il corpo viene rinchiuso in una delle celle mortuarie dell'obitorio.
Ci rimane due giorni.
Alla fine del secondo giorno, il silenzio dell'obitorio viene infranto.
I pochi addetti presenti quasi non riescono a credere alle loro orecchie.
Da uno dei loculi, da quello dove è rinchiuso un certo Sipho William MdLetshe, dichiarato morto due giorni prima, provengono forti rumori ed urla disperate.
Uno di questi addetti si fa coraggio, apre la finestra del loculo e ne tira fuori un uomo indubitabilmente spaventato ma vivo.

Vivo.
Sipho William MdLetshe è vivo.
Le analisi non lasciano dubbi. il giovane sud africano era semplicemente entrato in una sorta di coma da cui si è risvegliato spontaneamente.
A 24 anni Sipho è come se fosse venuto al mondo per la seconda volta.
Un vero e proprio sopravvissuto.

Un lieto fine?
Non completamente.

Quando la moglie rivede Sipho si rifiuta di tornare assieme a lui, si rifiuta finanche di farlo tornare nella loro casa.
La donna si dichiara troppo spaventata, per lei quello che si trova davanti non è più suo marito, ma uno" zombi", un "morto vivente" che ha preso il posto del suo uomo.
Cosa di cui è convinta tuttora oggi.
C'è qualcosa di peggiore della morte o della paura della morte, c'è qualcosa di più pericoloso del coma.
E si chiama "superstizione".
Sipho William MdLetshe è riuscito a sconfiggere il coma, ma di sicuro non ha sconfitto la superstizione.
Magari, volendo ribaltare anche questa prospettiva, potremmo invece arrischiarci a dire che in Sipho è stato fortunato anche sotto questo aspetto.
In fondo chi di noi vorrebbe accanto a sé un compagno o una compagna che non sanno amarci nei momenti di difficoltà?

VOLTI DA FILM.

Il recente post su 4 Mosche di Velluto Grigio a quanto sembra ha avuto successo, segno che sull'argomento "Cinema di Genere italiano" (o se preferite, "Cinema Bis") c'è ancora tanto interesse.
Proviamo quindi a tornare sulla materia, affrontandola però da un punto di vista differente.
In passato ho parlato spesso delle "Facce da Telefilm", cioè di quegli attori, che magari non notiamo immediatamente, ma  i cui nomi e volti ricorrono spesso nelle produzioni per il piccolo schermo.
Quindi, perché non provare a fare lo stesso tipo di discorso anche per il "grande" schermo?
Quindi, ecco a voi, un paio di esempi di "Volti da Film".

-FULVIO MINGOZZI (1925-2000)

Confrontandola con l'attuale pochezza sembra quasi incredibile pensare alla grande qualità e varietà di attori coinvolti nel nostro Cinema durante gli anni d'oro. Molto spesso si tratta di caratteristi, altre volte di attori talmente apprezzati da ben determinati registi, al punto di essere chiamati - magari anche per piccoli ruoli, magari anche per semplici comparsate - in tutti i film che quei registi si accingevano a girare.
Prendiamo il caso del ferrarese Fulvio Mingozzi.
 Il nome probabilmente non vi dirà niente, però se in vita vostra avete visto anche solo "un" film di Dario Argento allora sicuramente avete visto la sua faccia.
Già, perché Mingozzi, che aveva comunque avuto una discreta carriera già a partire dai primi anni '60s ( tra le altre cose era apparso nel Kriminal del 1966) era talmente stimato dal regista romano al punto che questi lo chiamò praticamente in tutti i suoi primi lavori.

Ecco quindi che nel film del debutto  argentiano L'Uccello dalle Piume di Cristallo,  realizzato nel 1970  il buon Mingozzi interpreta la parte di un poliziotto,  ruolo che riprenderà nel successivo Il Gatto a Nove Code: In 4 Mosche di Velluto Grigio, lo rivediamo invece nelle vesti del Manager musicale del protagonista. In Profondo Rosso (1975)  Dario Argento si concede una divertita  citazione affidando ancora una volta all'attore il ruolo di un agente e per rincarare la dose battezza il personaggio chiamandolo Mingozzi esattamente come il suo amico attore.
 Due anni dopo, ritroviamo l'interprete nelle primissime sequenze di Suspiria: è infatti  lo scortese tassista tedesco che accompagna Jessica Harper all' Accademia della Danza di Friburgo.
In Tenebre del 1982  è  Alboreto, il custode del residence dell' Eur dove va a risiedere Anthony Franciosa nel suo sanguinario soggiorno romano.


Nel frattempo, Mingozzi non è stato certo con le mani in mano, nell'intervallo tra un film di Dario Argento e l'altro, l'uomo ha partecipato a decine di altre pellicole, tra spaghetti western;  pellicole del terrore; poliziotteschi e commedie. Però il suo volto ed il suo nome continuano ad essere associati alle produzioni argentiane, quasi un marchio di fabbrica, un sigillo di continuità.
Sembra un binomio indissolubile, però ad un certo punto qualcosa succede.
Phenomena è l'ultima collaborazione tra i due, nella pellicola del 1985 Fulvio Mingozzi appare quasi nascosto in un minuscolo cameo, nel ruolo del padre di una delle vittime.
La scena facente parte di un finto servizio televisivo, appare quasi un malinconico commiato dell'attore e al tempo stesso la fine di un epoca e l'inizio del de profundis per la creatività di Dario Argento.
Molto probabilmente Fulvio Mingozzi era già stanco e cominciava ad avvertire i primi sintomi della malattia che avrebbe condizionato gli ultimi anni della sua vita.
La stessa malattia che ha finito a per portarlo alla morte nel corso degli scampoli dell'Estate del 2000.

- IAN MCCULLOCH  (1939 -.....)


Che il Cinema italiano (almeno fino a parte degli anni '80's) fosse dotato di una ricchezza e di una varietà invidiabile è un dato di fatto.
 I motivi erano tanti: la presenza di tanti geniali artigiani alla regia, produttori magari anche furbetti e cialtroni ma che erano in grado di fiutare l'affare giusto, la capacità di trovare soluzioni sia a livello narrativo che tecnico anche con bassi budget e tante altre combinazioni favorevoli.
Quel tipo di Cinema, tra le altre cose, attirava la presenza di attori di tutto il mondo, spesso si trattava di ex star americane che venivano nel belpaese a godersi gli ultimi scampoli di carriera ( o a sognare un non così improbabile rilancio), altre volte si trattava di attori europei chiamati dalle allora frequenti coproduzioni...ed è proprio grazie a quelle coproduzioni che le pellicole italiane potevano vantare ricche presenze di interpreti francesi, tedeschi, spagnoli ma anche greci, inglesi, olandesi, brasiliani ed austriaci ( e del resto, la cosa era reciproca visto che è possibile rintracciare  la presenza anche dei nostri attori in molte pellicole francesi e tedesche degli anni '70s). A volte ancora si trattava di modelle internazionali che si fermavano a Cinecittà in cerca di ingaggi, o di amanti danarosi. C'era poi un 'ultima categoria che gravitava attorno a quel mondo, e cioè interpreti che una volta ottenuto un enorme successo nel loro paese in produzioni televisive o cinematografiche tentavano la strada del successo internazionale partecipando a produzioni di genere nostrane.

Lo scozzese Ian McCulloch apparteneva proprio a quest'ultima categoria.
McCulloch - i lettori di Nocturnia appartenenti alla mia stessa generazione lo ricorderanno - era un attore che godeva di una certa notorietà presso il pubblico televisivo degli anni 70s; per tre anni, dal 1975 al 1977 ) aveva vestito i panni di Greg Preston uno dei protagonisti de I Sopravvissuti ( Survivors ) la serie culto BBC  a tema apocalittico a sbarcata parzialmente anche sugli schermi Rai.


Il personaggio di Preston, deciso e pragmatico al limite del cinismo era diventato ben presto uno dei beniamini del pubblico, ma per dissidi con la produzione nel corso della terza stagione  (inedita in Italia) il suo ruolo era stato prima ridotto e poi totalmente cancellato dallo show). Inoltre l'attore nel corso dei tre anni di vita della serie si era progressivamente imbolsito diventando sempre meno credibile nel ruolo del prestante eroe.
Però a fine decennio il suo era ancora "un nome" spendibile e che poteva essere investito a livello internazionale.
E , negli anni 70 s cosa c'era di meglio a livello internazionale di un film italiano? Magari di un bell'horror?
Le cose però sarebbero andate in maniera leggermente diversa rispetto alle aspettative.


L'attore di Glasgow venne chiamato infatti da Lucio Fulci per un film entrato nella storia, ma che sin da subito subì diverse accuse di plagio da parte di Dario Argento e George A. Romero: Zombi 2.

Fulci, regista geniale ma dotato di un leggendario caratteraccio e di comportamenti ai limiti del sadismo, specie nei confronti delle attrici, non era certo una persona facile con cui lavorare.
In più si scontrarono due diversi modi di lavorare, due differenti maniera di intendere il professionismo.

Su Zombi 2 nacquero diverse leggende, numerosi gustosi aneddoti, molti dei quali raccontati dallo stesso divertito McCulloch.
Un primo segnale (ed anche un primo scontro ) arrivò nel momento dello sbarco in terra americana per girare alcune scene all'interno della città di New York. Ingenuamente McCulloch si recò negli uffici competenti per richiedere un permesso a fini lavorativi, ma, non solo gli venne risposto che non risultava a nessuno il fatto che si dovesse girare un film italiano in quei giorni a New York quanto subito dopo l'attore  dovette sorbirsi le rimostranze di un arrabbiatissimo  Fulci.
Infatti la quasi totalità delle scene girate nella Grande Mela, compresa quella famosissima del finale in cui gli zombi attraversano il Ponte di Brooklyn furono girate di nascosto, nelle ore dell'alba, senza chiedere nessun permesso.



In un altra scena, per salvare l'attrice Auretta Gay che, pur non sapendo nuotare, era stata costretta dal regista ad immergersi nelle acque dell'oceano l'attore britannico sbattè con la testa contro una bombola dell'ossigeno rimediando almeno quattordici punti di sutura mentre un sempre più nevrastenico regista sbraitava per via delle riprese rovinate.
Dopotutto il nervosismo di Lucio Fulci era anche parzialmente comprensibile, il regista romano proveniva da alcuni flop al botteghino, in più Fulci era giunto a questa regia solo dopo la rinuncia dell'amico Enzo G. Castellari.  Quindi per lui Zombi 2 rappresentava l'occasione per il rilancio, la possibilità di poter riemergere, pur sapendo di poter contare solo un ridottissimo budget a disposizione.
Da quel giorno in poi però l'incolpevole Auretta Gay venne ribattezzata dal vendicativo regista con il soprannome l'avrebbe accompagnata per il resto della sua (breve ) carriera, e cioè  "Caghetta Gay" !
Per quanto riguarda invece i rapporti tra Fulci e McCulloch, tutto sommato rimasero improntanti ad una sorta di "rispetto professionale", il film venne portato a termine e -polemiche a parte - divenne uno dei più famosi di Fulci.

Per quanto concerne Ian McCulloch, l'attore per un certo periodo, continuò ad orbitare nell'ambiente del Cinema Bis italico interpretando ancora un paio di horror (ricordo in particolare Zombi Holocaust girato da Marino Girolami e il Contamination di  Luigi Cozzi, entrambi realizzati nel 1980) prima di tornare in patria.
Ancora oggi racconta con piacere la sua esperienza "italiana" e accetta con piacere le vesti di icona (sia pure per un breve periodo ) del nostro Cinema Bis.
Tuttavia rivedendo  quel tipo di film che producevamo, gli attori europei che bazzicavano i nostri film e le coproduzioni tra nazioni che ne erano coinvolti e i vari generi e sottogeneri che venivano fuori, mi è sorto un leggerissimo dubbio: non è che eravamo più "in" Europa nel periodo compreso tra gli anni 50'  e i 70's rispetto ad adesso?
E non è che forse c'era "più" Europa all'epoca ?
Io la risposta me la sono data.
E non mi è piaciuta.

Un Quasi MeMe Cinematografico...anche per Nocturnia!

Sono un grande appassionato di Cinema, penso che questa mia affermazione non stupirà nessuno tra quelli che mi conoscono. Uno dei miei sogni sarebbe proprio quello di poter parlare(in un futuro dossier notturno)  di quanto accadde al Cinema italiano all'epoca della Seconda Guerra Mondiale, nel tragico e grottesco periodo di Salò, quando alcuni artisti come Luchino Visconti rifiutarono (giustamente, per quanto concerne il sottoscritto)  di aderire, anzi contrastarono quella fallimentare parodia di governo - che però ricordiamolo Salò ebbe il torto di contribuire a trascinare l' Italia  dentro una sanguinosa guerra civile ed oltretutto chi era dalla parte di Salò, ricordiamoci anche questo stava dalla stessa parte delle SS che rastrellavano gli ebrei per mandarli ad Aushwitz (perdonatemi la nota politica, ma oggi è comunque il 25 Aprile e  i negazionisti, i giustificazionisti o quelli che sostengono che "tutti i morti sono uguali", "che non esisteva una parte giusta o una parte sbagliata" in questo caso non sanno nemmeno di cosa parlano!) Altri come Amedeo Nazzari ripararono al sicuro in Spagna, mentre altri ancora aderirono alla Cinematografia di Salò andando a lavorare negli studi veneziani della Scalera Film: si tratta di nomi oggi dimenticati come Bianca Doria, Elio Steiner; Luisa Ferica; Osvaldo Valenti e così via.
Fu un periodo molto complesso, che si intreccia con momenti drammatici e con episodi crudeli, quali le scorribande della Banda Koch,  e che ancora non mi sento pronto ad affrontare.
Forse l'anno prossimo, forse mai dato che mi sento inadeguato a trattarne.



Dopo questa lunga introduzione ( e me ne scuso) ne approfitto per partecipare aduna bella iniziativa nata dal blog Sofàsophia e continuata da amici come MikiMoz; Ivano Landi e Ariano Geta, lo faccio con piacere. Lo farò comunque nel solito modo Nocturniano, spero che l'autrice mi perdoni qualche piccola deviazione.
Del resto la invito a passare sul blog per farmi sapere le sue impressioni.

25 INDISCRETE DOMANDE CINEMATOGRAFICHE

1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere?

Da bambino avrei amato essere Zorro, oppure un misto di Bud Spencer e Terence Hill, oggi che ho compiuto quasi 47 anni e che di Bud Spencer ho preso solo i chili mi accontenterei di essere un personaggio del gruppo del film Gli Amici del Bar Margherita di Pupi Avati.
O del Bar Sport di Stefano Benni.
Apprezzo molto questi film che non si prendono troppo sul serio.

4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO.

Roberto Tobias, giovane batterista di un gruppo Rock da diversi giorni sente di essere pedinato da un oscuro individuo in impermeabile nero. Una sera  si decide ad affrontare il suo misterioso persecutore all'interno di un teatro abbandonato, nella colluttazione che ne segue per un tragico errore il musicista finisce per ammazzare l'uomo misterioso.
All'interno del Teatro però qualcun altro, una persona col volto nascosto da una maschera infantile, ha fotografato l'omicidio.
Da quel momento in poi per Roberto Tobias inizia un incubo ben peggiore: l'uomo viene continuamente minacciato ed aggredito, le persone accanto a lui cominciano ad essere uccise mentre il musicista finisce per non sentirsi più sicuro nemmeno dentro la propria casa.
Per paura l'uomo non svela niente né alla moglie Nina e nemmeno ai suoi migliori amici, ma quando le morti cominceranno ad essere troppe, quando anche la sua amante Delia finirà sotto i colpi dell'assassino Roberto Tobias non potrà più far finta di niente.
Quando anche Nina sarà partita un sempre più spaventato Roberto Tobias potrà contare solo sull'aiuto di tre persone: del clochard "Diomede" detto Dio, del suo amico detto "il Professore" e di Gianni Arrosio un bizzarro investigatore gay con alle spalle 84 casi non risolti.
La soluzione all'enigma può celarsi all'interno dei sogni che sempre più spesso accompagnano le notti del musicista?

Ci sono incontri che sembra non possano mai avvenire, sopratutto per quanto riguarda il Cinema.
Si tratta spesso di universi che collidono, di collaborazioni che sembrerebbero impossibili.
Bud Spencer e Dario Argento, per esempio.
Si tratta di due personalità artistiche agli antipodi l'una dell'altra, di due maniere di intendere la Settima Arte apparentemente inconciliabili, a cui non penserebbe nessuno, nemmeno il più sfrenato appassionato di Cinema di Genere.
Eppure è avvenuto, c'è stato un caso in cui questo è successo.



TAMAN SHUD: LO STRANO CASO DELL'UOMO DI SOMERTON. - Sviluppo.

La prima parte è uscita QUI.

"Camminare all’aperto, di notte, sotto il cielo silente, lungo un corso d’acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell’animo."
Hermann Hesse.

"Non c’è niente di misterioso per un marinaio se non il mare stesso, che è padrone della sua esistenza e imperscrutabile come il destino."
Joseph Conrad.

Quasi come un vento leggero il mistero dell'uomo senza nome comincia ad aleggiare per tutta l' Australia. In pochi giorni si passa dai trafiletti in terza e quarta pagina dei quotidiani locali alle prime pagine dei grandi giornali nazionali, già il 2 dicembre del 1948, la piccola rivista The Advertiser ritiene di poter rivelare l'identità dell' uomo senza nome; il cadavere ignoto altri non sarebbe che E. C. Johnson un qualunque uomo della strada di Adelaide.
E per un poco tutti sembrano concordare.
Peccato che già la mattina del 3 dicembre il vero  e vivo E. C. Johnson non i presenti alla sede della polizia negando ogni legame con il cadavere di Somerton.

INTERVISTA CON MAICO MORELLINI.


Come promesso oggi vi propongo l'intervista con lo scrittore Maico Morellini, l'autore di opere come il romanzo Il Re Nero e il lungo ciclo de I Necronauti. Ringrazio Maico per la sua gentilezza e disponibilità ed anche per essersi sobbarcato questa lunga intervista ( Mi sa che, almeno finora, questa sia stata l'intervista più complessa a cui tu ti sia dedicato, vero Maico?). Questa chiacchierata in origine era nata per essere pubblicata solo su Nocturnia, ma in occasione del progetto Pax Fantascientifica apparirà in contemporanea  (grazie anche all'entusiastica collaborazione di Alessandro Iascy) anche sulla rivista digitale Andromeda. Un' ottima occasione per i lettori di entrambi i siti di conoscere meglio ambedue le pubblicazioni. Il link dell'intervista su Andromeda è questo.
Mentre per approfondire meglio la conoscenza di Morellini: qui trovate il blog dell'autore, mentre questa è la scheda da me dedicata allo scrittore di Reggio Emilia.
Buona lettura!!!
Attendo i vostri commenti! 

Nick:  Ciao Maico ! Benvenuto. Come prima domanda ti chiedo di presentarti ai nostri lettori e di parlarci del primo momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Maico Morellini:  Ciao, e grazie dell’invito!
Cercherò di presentarmi in due parole, senza ammazzare di noia i lettori. Sono nato nel 1977, mi sono fatto le ossa leggendo fumetti e ho militato a lungo tra le fila del vasto esercito dei giocatori di ruolo. Ho iniziato a battere i primi tasti di una bella Olivetti intorno alle seconda media, fine anni ottanta per intenderci, ma ho deciso di dedicarmi con determinazione alla scrittura qualche anno più tardi. Alcuni esperimenti, complici insegnanti che accettavano temi fuori dagli schemi, e poi ho iniziato a scrivere con regolarità. Del mio primo racconto ricordo che moriva un sacco di gente e che ho dovuto scrivere l’incipit quattro volte perché, visto che lo lasciavo ovunque, i miei genitori buttavano via il foglio di continuo.

 Nick:  In particolare cosa ti ha avvicinato alla fantascienza e al fantastico e quali sono stati gli scrittori ed i romanzi che ti hanno formato maggiormente come lettore prima ancora che come scrittore? Naturalmente puoi citare anche film, serie televisive, musica e tutto quello che ti viene in mente.

Maico: Il mio amore per il fantastico si è svolto in tre tempi. Sono stato letteralmente folgorato da ‘Il Ritorno dello Jedi’, visto al cinema nel 1983 quando avevo sei anni e di sicuro questo ha inchiodato il timone della mia creatività nella direzione della fantascienza. Poi mi sono avvicinato al mondo dei fumetti intorno ai dodici leggendo Dylan Dog, e questo ha dato sfogo alla mia vena horror. Poi, più o meno sempre in quel periodo, ho scoperto i romanzi. Asimov per primo, grazie ad amici e a un fratello più grande di me. Poi Bradbury, Heinlein, E alla fine è arrivato anche anche il fantasy che ha monopolizzato le mie letture per un bel pezzo. Poi cinema horror, di fantascienza e ‘Star Trek’ visto che di nuovi Guerre Stellari, all’epoca, non c’era nemmeno l’ombra.

FANTASCIENZA ITALIANA: TALKING ABOUT MAICO MORELLINI.

Sono sempre contento quando posso presentare una nuova intervista. Ogni intervista è per me unica e speciale, dal momento che ognuna di loro contiene degli elementi che la impreziosiscono.
Nel caso specifico della prossima conversazione gli elementi di interesse sono almeno tre: il futuro intervistato corrisponde al nome di Maico Morellini, uno dei migliori scrittori italiani di fantascienza attualmente in circolazione. Il secondo motivo è che l'intervista avviene a ridosso di una pubblicazione importante per l'autore.
A maggio infatti uscirà per i tipi di Urania il romanzo inedito La Terza Memoria e quindi questa chiacchierata è un buon modo per festeggiare questa uscita.
Il terzo motivo è rappresentato da una cosa più personale: l'intervista era nata per Nocturnia, ma approfittando del mio progetto PAX Fantascientifica, grazie anche all'entusiastica collaborazione di Alessandro Iascy, il post apposito uscirà in contemporanea anche sulla rivista online Andromeda in maniera tale da poter garantire un palcoscenico doppio al post.
Veniamo ora alla biografia dello scrittore.

SALEM. -Seconda Stagione (2015)

Il sommo rito è stato compiuto e la peste dilaga su Salem.
L'ora delle Streghe sembra davvero imminente, così come sembra imminente la venuta dell'Inferno sulla Terra.
Rimangono alcune flebili speranze: John Alden viene salvato dagli indiani, Mary Sibley comincia a nutrire forti dubbi sulla natura della missione affidatale dalla sua congrega. L'esitazione della donna viene acuita dalla scoperta che il figlio creduto morto in realtà è ancora vivo.
Ma la battaglia rimane impari e le forze in campo paiono ancora sbilanciate a favore del Male: Mercy si dimostra sempre meno controllabile;  Anne Hale comincia il suo addestramento nelle arti magiche; Cotton Mather affonda ogni giorno di più nei propri sensi di colpa e Tituba tradisce una volta di troppo.
In attesa della venuta dell'inferno sbarcano a Salem anche altre Streghe, in particolare l'affascinante ma crudele Baronessa Ingrid von Marburg. La donna accompagnata dall'altrettanto spietato figlio ha dei motivi personali per far realizzare  il  progetto delle Streghe.
Il conflitto non è ancora concluso ed un John Alden potenziato dalla magia indiana torna in città.
Desideroso di vendetta.

L'anno scorso avevo recensito la prima stagione di Salem, una nuova serie televisiva ( i post li trovate qui e qui) ad argomento stregonesco. La serie prodotta dalla piccola rete via cavo WGN, dava una visuale diversa del famoso processo che insanguinò la storia coloniale americana.
Le mie impressioni dell'epoca erano sostanzialmente positive, mi sembrava una produzione ben fatta, di una certa qualità -al netto di alcune imperfezioni e forzature storiche- e portatrice di una indubbia bellezza scenografica.
Pochi giorni fa mi è capitato di vedere anche la seconda stagione, altri tredici episodi, dall'inizio alla fine e sento il bisogno di riparlane.
Le sensazione positiva è rimasta, solo che si è un po' attenuata.
Quasi annacquata.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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