INTERVISTA CON TRICIA SULLIVAN !

Ciao a tutti gente!
Finalmente riesco a presentarvi l'intervista con la scrittrice Tricia Sullivan, l'autrice del romanzo Selezione Naturale pubblicato l'anno scorso da Zona 42.
Tricia è una delle voci nuove della fantascienza internazionale: un' artista di origine statunitense ma che da anni vive e lavora in Gran Bretagna.
Desidero ringraziare due persone: la prima è proprio Tricia Sullivan, per la sua pazienza nel confrontarsi col mio pessimo inglese, per la sua disponibilità e per la sua sincerità.
Nel caso vogliate approfondire QUI trovate una breve scheda sulla autrice.
La seconda è Andrea Viscusi che mi ha fatto la gentilezza di tradurre per me l'intervista!
Grazie Andrea! Mi hai davvero aiutato molto in un periodo incasinato della mia vita!
Anche per questo troverete una novità rispetto alle precedenti interviste con la traduzione in italiano ( in rosso nel testo) affiancata alla versione originale in inglese ( in nero nel testo)
Buona lettura a tutti! Attendo i vostri commenti


Hi, people!
Finally I can present you an interview with writer Tricia Sullivan, the author of the novel Maul released last year from Zona 42 Tricia is one of the new voices of international science fiction: a US-born artist who has been living and working in Britain for years. I want to thank two people: the first is Tricia Sullivan, for her patience in dealing with my poor English, for her readiness and for her sincerity. In case you want to deepen HERE find a short card on the author. The second is Andrea Viscusi who has been kind enough to translate for me the interview! Thanks Andrea! You really helped me a lot in a messy period of my life! Also for this you will find a novelty compared to previous interviews with the translation into Italian (red in the text) alongside the original version in English (in black in the text) Good reading at all! Waiting for your comments


Nick: Welcome on Nocturnia Tricia Sullivan. It's a pleasure to have you here. As a first question
I ask you to tell us about your beginnings and the moment when you decided to become a writer.
Tricia Sullivan: I started writing stories when I was seven, so I’ve always been a writer. I loved horses, and all of my stories were about horses until I started reading Tolkien when I was eight. After that I started to write fantasy, and eventually science fiction. I wrote a lot throughout childhood, but when I was fourteen or fifteen I stopped writing fiction and changed to songwriting. I didn’t go back to fiction until I was near the end of college, and then I found it much more difficult. When I was young it would just pour out of me effortlessly.

Nick:  Benvenuta su Nocturnia Tricia Sullivan è un piacere averti qui. Come prima domanda ti chiedo di raccontarci dei tuoi inizi e del momento in cui hai deciso di diventare una scrittrice.

Tricia Sullivan: Ho iniziato a scrivere a sette anni, quindi sono sempre stata una scrittrice. Mi piacevano i cavalli, quindi tutte le mie storie parlavano di cavalli, finché a otto anni ho iniziato a leggere Tolkien. Allora ho iniziato a scrivere fantasy, e in seguito fantascienza. Ho scritto parecchio durante l’infanzia, ma verso i quattordici-quindici anni ho smesso con la narrativa e sono passata alle canzoni. Non ho ripreso la narrativa fino alla fine del college, e a quel punto mi risultava molto più difficile. Da piccola tutto usciva da sé senza nessuno sforzo.


Nick:   Reading some things written by you I seem to notice a certain influence of cyberpunk issues and themes. What do you like and what do you not appreciate about this kind of literature and how much is actually present inside your narrative.
Tricia Sullivan: I didn’t read cyberpunk when it was in fashion; I tried to read Neuromancer because my boyfriend told me I should, but I bounced off it. It’s too bad, really. I didn’t read Pat Cadigan’s famous novel Fools until after I’d tackled a similar subject in my second novel, Someone to Watch Over Me. I felt embarrassed when I realised that she had done this work so brilliantly years before me and I didn’t even know it.
But my impulses to write my books don’t come from other books or even from technology. In Someone to Watch Over Me there is a brain implant that allows people to experience the world as if being hosted in another person’s body. The idea for this came out of being in a theatre in New York watching a play called ‘Someone Who’ll Watch Over Me’ and feeling this incredible empathic connection between the actors and the audience. In the novel that resulted, the technology is just a device to make that empathy concrete. I’m not really interested in the tech as such, and I think that’s where I differ with a number of the writers in the cyberpunk movement.

Nick:   Leggendo alcune cose scritte da te mi sembra di notare una certa influenza di argomenti e di temi cyberpunk.  Cosa ti piace e cosa invece non apprezzi di questo genere letterario e quanto è effettivamente presente all'interno della tua narrativa.

TriciaNon ho avuto modo di leggere cyberpunk quando andava di moda. Ho provato a leggere Neuromante perchè me lo aveva consigliato il mio ragazzo ma l'ho mollato a metà. Non ho
letto il romanzo Fools di Pat Cardigan fino a quando ho affrontato un argomento simile nel mio secondo romanzo, Someone to Watch Over Me. Mi sono vergognata quando ho scoperto che aveva scritto così bene delle stesse cose anni prima di me e non lo sapevo nemmeno.
Ma la mia spinta a scrivere non proviene dai libri letti e nemmeno dalla tecnologia. Nel romanzo Someone to Watch Over Me esiste un chip che permette di percepire il mondo come se fossero nel corpo di un’altra persona. Questa idea mi venne assistendo a uno spettacolo teatrale chiamato Someone Who’ll Watch Over Me, sentendo la profonda connessione empatica tra gli attori e il pubblico. Nella mia storia, il chip è soltanto uno strumento per rendere tangibile quell’empatia. Non mi interessa la tecnologia di per sé, e penso che questo sia ciò che mi distingue da buona parte degli autori cyberpunk.




Nick: Cyberpunk aside, what were your main literary influences, which were the writers and works that has influenced you as a reader before than a writer ? Of course you can also mention films, television series, comicsand everything that comes to your mind.
Tricia: I’ve already told you about Tolkien. I read the trilogy more times than I can count, and I got a first edition of The Silmarillion when it came out even though I was only about nine years old. I tried to teach myself Elvish. Anne McCaffrey was the writer I read most from 10 - 20. I read her books over and over until they fell apart. If I love a book, I will keep returning to it.
I grew up on the original Star Trek, which put a scaffolding in place to understand science fiction.I read some Philip K. Dick as a teenager, and Childhood’s End affected me a lot, but I was never a big reader of science fiction because a lot of it left me cold. I just liked its ideas.
In college I read a lot, but can’t recall details. A friend gave me Ursula Le GuinsThe Dispossessed and The Left Hand of Darkness in college, and I loved Peter S. Beagle’s The Folk of the Air.
In my twenties a read a lot of ‘serious literature.’ I will probably kick myself for forgetting important books. I was fascinated by Samuel Beckett’s plays, especially Endgame, and one of my favourite books back then was Almanac of the Dead, by Leslie Marmon Silko. I was also a freak for Flann O’Brien’s At Swim Two Birds and The Third Policeman. James Baldwin’s Another Country was another one that really got to me. Gravity’s Rainbow I read twice but the only thing I can remember about it is boiled sweets and an immortal lightbulb. This was before the Internet, and some of these books I found by just wandering around the library and pulling them out randomly. I may have picked up Another Country expecting it to be about something like Narnia, when in fact it was about racism in America.
Nick:  Cyberpunk a parte, quali sono state le tue maggiori influenze letterarie , quali sono stati gli scrittorie le opere che ti hanno maggiormente influenzato come lettrice prima che come scrittrice ?  Naturalmente puoi citare anche film, serie televisive; comics,  E tutto quello che ti viene in mente.

Tricia: Ho già citato Tolkien. Ho letto la sua trilogia innumerevoli volte, e ho acquistato la prima edizione del Silmarillon appena uscì anche se avevo appena nove anni. Ho anche provato a imparare la lingua elfica. In seguito Anne McCaffrey è l’autrice che ho letto di più tra i dieci e i venti anni. Leggevo e rileggevo i suoi libri fino a quando cadevano a pezzi. Quando amo un libro, lo riprendo di continuo.
Sono crescita con Star Trek, che mi è servito a capire la fantascienza. Ho letto qualcosa di Philip K. Dick durante l’adolescenza, e sono rimasta molto impressionata da Childhood’s End. Ma non sono mai stata una grande lettrice di fantascienza perché spesso mi lasciava fredda, mi piacevano soprattutto le idee che conteneva.
In college ho letto molto, ma non ricordo bene cosa. Un amico mi prestò The Dispossesed e The Left Hand of Darkness di Ursula K. LeGuin, e mi è piaciuto The Folk of the Air di Peter S. Beagle.
Intorno ai venti anni ho letto parecchia “letteratura seria”, probabilmente mi dimenticherò qualche titolo. Mi affascinavano gli spettacoli di Samuel Beckett, in particolare Endgame, e uno dei miei libri preferito all’epoca era Almanac of the Dead di Leslie Marmon Silko. Impazzivo anche per At Swim Two Birds e The Third Policeman di Flann O’Brien. Another Country di James Baldwin è un altro titolo che mi è rimasto impresso. Ho letto due volte L’arcobaleno della gravità ma l’unica cosa che ricordo sono le caramelle e la lampadina immortale. Tutto questo era prima di Internet, e alcuni di questi libri li ho trovati vagando in biblioteca e scegliendoli a caso. Potrei aver preso Another Country pensando che fosse qualcosa tipo Narnia, quando invece parla del razzismo in America.




Nick: Speaking of your influences, it seems to me that you often stated that in the course of your life, there were two things that have always influenced you: music and martial arts. Can you explain us this statement?

Tricia: I’m very sensitive to sound, and music has always affected me deeply. I have no talent for playing or singing, but I pursued it anyway because I loved it. My efforts to compose music were unusual (and very awkward) but more importantly, through them I learned how to work. A lot of writers start out by writing short stories, but I started out by writing songs and then went more or less straight to novels. The process of writing songs contains all of the skills and techniques I needed for writing science fiction, albeit in a different medium. I would work with a multi-track tape recorder, playing the instruments myself, and then bring the results round to my music classes at Bard College. My mentor there, Benjamin Boretz, believed in letting the students figure out their own process, so I was very free to experiment and discover. This freedom carried over into the way I approach my writing.
Martial arts. Well, I would describe my father as a feminist by the standards of his day, and I grew up a tomboy. Both of my parents encouraged me and treated me as equal, except in one way: I was overprotected, especially by my father. I thought if I learned martial arts, I would prove that I could look after myself, so I started training in karate when I was 13. This ended very badly when I was kicked out of my karate organisation for a lot of political nonsense, including refusing to ‘train with the girls.’ I had also been sexually harassed by a 45-year old master when I was 16, during a trip to Japan—but I didn’t tell anyone, maybe because I couldn’t accept the reality: that I’d thought I was there to train like a warrior but the master thought I was there to be a piece of ass.
Martial arts was supposed to be a way toward physical and spiritual freedom, but it was all about authoritarianism and obedience. I still felt a yearning to become that ‘warrior’, though, and I kept looking for places to train. Many years later I met my partner (Steve Morris) in a class he was teaching for karate practitioners who wanted to learn to actually fight. This encounter changed my whole way of thinking about freedom and power; it turned my life upside-down long before Steve and I became a couple. I learned about physical and mental commitment and focus, and I moved away from the ‘warrior fantasy’ and toward a scientific approach to training.
Then we had three kids together, and I still run Steve’s website, which is all about fight training. So martial arts have been a theme in my life, directly and indirectly. I even wrote a novel about a young woman fighter, Shadowboxer.

Nick:  Sempre a proposito delle tue influenze. Mi sembra che abbia spesso dichiarato che nel corso della tua vita ci sono state due cose che ti hanno sempre condizionato: la musica e le arti marziali. Ce la spieghi questa affermazione?

Tricia: Sono molto sensibile ai suoni e la musica mi ha sempre influenzato profondamente. Non ho il talento necessario per suonare o cantare, ma ci ho provato comunque. I miei sforzi di comporre musica sono stati insoliti e imbarazzanti, ma mi hanno insegnato come impostare il lavoro. Molti autori iniziano scrivendo racconti, io invece ho iniziato scrivendo canzoni e poi sono passata ai romanzi. Per scrivere canzoni usavo tutte le tecniche che mi servivano per scrivere fantascienza, anche se in un mezzo diverso. Lavoravo con un registratore multitraccia, suonavo io stessa gli strumenti e portavo il risultato al mio corso di musica al Bard College. Il mio maestro Benjamin Boretz lasciava sviluppare agli studenti il loro metodo, quindi ero libera di sperimentare. Questo tipo di libertà si è poi trasferita al mio modo di scrivere
Riguardo le arti marziali, descriverei mio padre come un femminista secondo gli standar dell’epoca, e io sono cresciuta come un maschiaccio. Entrambi i miei genitori mi incoraggiavano e mi trattavano da pari, tranne che per un aspetto: erano troppo protettivi, soprattutto mio padre. Pensavo che se avessi imparato le arti marziali avrei dimostrato di potermi proteggere da sola, quindi ho iniziato ad allenarmi a tredici anni. La cosa finì male quando venni espulsa dalla palestra per questioni inutili come il mio rifiuto di allenarmi con “le ragazze”. Venni anche molestata da un maestro quarantacinquenne durante un viaggio in Giappone, ma non lo dissi a nessuno, forse perché non volevo accettare la realtà: pensavo di essere lì per diventare un guerriero, mentre il maestro riteneva che fossi solo carne fresca.
Le arti marziali dovevano essere una via verso la libertà fisica e spirituale, ma si trattava di autoritarismo e obbedienza. Sento ancora l'anelito di diventare quel "guerriero", e ho continuato a cercare posti per addestrarmi. Molti anni dopo ho incontrato il mio partner (Steve Morris) in una classe che insegnava ai praticanti di karate che volevano imparare a combattere. Questo incontro ha cambiato tutto il mio modo di pensare riguardo alla libertà e al potere; Ha cambiato la mia vita totalmente molto tempo prima che Steve e io diventassimo una coppia. Ho imparato l'impegno fisico e mentale e l'attenzione, e mi sono allontanato dalla "fantasia guerriera" procedendo verso un approccio scientifico alla formazione Da allora abbiamo fatto tre bambini insieme, e continuo a gestire il sito web di Steve, che è tutto sulla formazione di combattimento. Così le arti marziali sono state un tema della mia vita, direttamente e indirettamente. Ho anche scritto un romanzo su una giovane donna combattente, intitolato Shadowboxer.
Nick: In 1995 you publish your first novel, "Lethe". You were very young and the novel has got the interest and the applause of famous writers like David Brin and Iain McDonald and also the attention of many critics. Years later, what do you remember of that first success and how much has it inspired you for the rest of your career?
Tricia: It was a shock to sell that book so easily back then. It was soldbased on three chapters and an outline. What I most remember is that I was working full-time in a very demanding job teaching school in New York City, and I had to write 5000 words every weekend in order to make the deadline. I had never written a novel before and I was figuring it out as I went. I felt like I was jumping out of a plane. It was very exciting and scary.I thought if I could just finish it, actually finish a whole novel, I’d be complete in some way and it would maybe then be safe to die! I never guessed I’d have another book in me after that, much less many other books.
Nick:  Nel 1995 pubblichi "Lethe" il tuo primo romanzo. Tu eri molto giovane ed il romanzo ha ottenuto l'interesse ed il plauso di scrittori famosi come David Brin e Iain McDonald ed anche l'attenzione di molti critici. A distanza di anni cosa ricordi di quel primo successo e quanto ti ha ispirato per il prosieguo della tua carriera?

Tricia: Fu uno shock riuscire a vendere quel libro così facilmente, avendo soltanto tre capitoli e una sinossi. Ricordo che in quel periodo ero molto impegnata con il lavoro in una scuola di New York e dovevo scrivere 5000 parole ogni weekend per poter mantenere la scadenza. Non avevo mai scritto un romanzo prima e imparavo strada facendo. Mi sentivo come a saltare giù da un aereo, era eccitante ma anche spaventoso. Mi dicevo che se fossi riuscita a finire un romanzo sarei stata in qualche modo “completa” e avrei potuto morire soddisfatta! Non avrei mai immaginato di poter scrivere un altro libro dopo di quello, figuriamoci tanti altri libri.
Nick: In "Lethe" addresses an issue that will come back very often out of your work, a dystopian and dysfunctional future society populated by even more dysfunctional characters. What does fascinate you about it?

Tricia: I guess it must mean that I see everything as broken, now that you point it out! Lethe was a post-apocalyptic book before that sort of thing was in vogue (although there’s always been plenty of dystopian SF). I could not really imagine a future in which everything was shiny and bright, or egalitarian, for that matter. One of the central premises is that a group of developing-world children have been exploited by the powerful in the nastiest possible way, but they find a way to turn the tables. The exploitation of poor kids was right there before my eyes; it didn’t take any act of imagination at all. I also saw humanity as a species getting access to technologiesthat we aren’t mature enough to use thoughtfully. The environmental mess, the over-the-top genetic engineering, the social breakdown...I didn’t literally believe that those specific things were going to happen, but I couldn’t imagine that the human race would just go on as before. Sooner or later if you mess with Nature, she bites back. I suppose I have always seen a breakdown in the order established in the 20th Century as somehow inevitable. I don’t think you have to be much of a visionary to work that one out.


Nick:  In "Lethe" affronti un tema che tornerà spesso all'interno della tua opera, quello di una società futura distopica e disfunzionale popolata da personaggi ancora più disfunzionali. Cosa ti affascina di questo argomento?

Tricia: Ora che me lo fai notare, forse sono io che vedo tutto messo male! Lethe è una storia postapocalittica uscita prima che diventasse di moda (anche se ce ne sono sempre state molte nella SF distopica). Non riuscivo proprio a immaginare un futuro dove fosse tutto luminoso, brillante ed equo. La premessa centrale è quella di un gruppo di bambini del terzo mondo che sono stati sfruttati dai potenti in tutti i modi peggiori, ma trovano poi il modo di ribaltare la situazione. Lo sfruttamento dei bambini poveri era davanti ai miei occhi, non dovevo nemmeno immaginarlo. Vedevo anche l’umanità che iniziava a usare tecnologie per le quali non siamo ancora abbastanza maturi. La distruzione dell’ambiente, l’ingegneria genetica, il collasso della società… non credevo che tutto sarebbe successe proprio in quel modo, ma non riuscivo a immaginare che l’umanità potesse continuare come aveva sempre fatto. Quando non hai rispetto della Natura, prima poi lei reagisce. Ho sempre pensato che un crollo dell’ordine stabilito nel Ventesimo secolo sarebbe stato inevitabile. Non serve essere dei visionari per immaginarlo.

Nick: I mean I read somewhere that the first idea of ​​"Lethe" has come to you to the College by observing the behavior of your fellow students. Is this particular true?
Tricia: Yes and no. I got the idea in college, but it wasn’t about my fellow students exactly. The idea was simply that when we grow up, we go crazy. We have no choice. We lose some fundamental clear-sightedness and sanity, and we can never get it back. I revisited the same idea in Lightborn thinking I could do a better treatment, but I’m not sure I ever really nailed it. As a twenty-year-old on the cusp of going out into the adult world and having to survive, my sense was that I was already losing my mind in some important way. That I hadn’t been quite my own self since the age of 12 or so, and probably never could be again.
Nick:  Mi sembra di aver letto da qualche parte che l'idea principale di "Lethe" sia nata ai tempi del College osservando il comportamento dei tuoi compagni di College. E' vero questo particolare?

Tricia: Sì e no. L’idea mi è venuta al college, non esattamente per via degli altri studenti. L’idea era semplicemente che crescendo si impazzisce. Non c’è scelta. Perdiamo in chiarezza e sanità, e non le possiamo più riacquisire. Ho recuperato la stessa idea in Lightborn pensando di poterla migliorare, ma non sono sicura di esserci riuscita. Da ventenne che stava per lanciarsi nel mondo degli adulti e sopravviverci, sentivo che stavo già impazzendo. Che non ero più me stessa già da quando avevo dodici anni, e non lo sarei più stata.

Nick: With your third novel "Dreaming in Smoke" you change very topic and setting: "Dreaming in Smoke" is about an alien colonization of the World (an alien world that proves different from initial expectations of the human race). In that novel, then, the dreamlike aspect is very present to the plot. Why this change of subject? What has created them?

Tricia: I felt that any really powerful future technology would be interfaced with us on some biological level—that the machinery would be in some intimate relationship with us, not accessed through a keyboard or something.So how might it work if we need to communicate with an AI that is not human and doesn’t have a body like we do? Well, dreams are the way we process the world. Our brains try to sort things out and understand what we’ve experienced each day, so that we can learn from it. I thought of a dream interface as a way to get underneath conscious processes and create an interface to communicate, invent, discover, and work on problems very deeply with the cooperation of an AI. The idea of our consciousness swimming in data.
So at the beginning of the book, the colonists on the planet have this dream-based technology, and then it turns out they have an alien consciousness to contend with, too—although the nature of what they’re dealing with isn’t immediately obvious because the alien doesn’t look like anything we can recognise. So how do you communicate with an alien? Well, if it’s really, truly alien then you probably can’t, right? There’s no common frame of reference. And in writing about this whole thing, you face the same problem: it’s not do-able. But you have to do it anyway.
This is where the music comes in. Music is a non-language way of communicating. It works by direct empathy. It’s a way of expressing the inexpressible. So the writing is deliberately musical in approach (within the limits of my abilities), and it relies on impressionism and allusion. There are a lot of musical references in the text as well. I’m trying to break into the idea of what a narrative is.
Nick "Dreaming in Smoke" parla di colonizzazione di un Mondo alieno ( un mondo alieno che si dimostra diverso rispetto alle aspettative iniziali della razza umana). In quel romanzo poi l'aspetto onirico è molto presente ai fini della trama. Come mai questo cambio di tematiche ? Cosa li ha generati?

Tricia:  Ho pensato che qualunque tecnologia futura avanzata dovrebbe avere un qualche tipo di interfaccia biologica, un meccanismo con un rapporto più intimo di una tastiera. Quindi come potremmo comunicare con un AI che non è umana e non ha un corpo come il nostro? I sogni sono uno strumento che usiamo per processare il mondo, il nostro cervello prova a organizzare e capire le cose che abbiamo sperimentato durante la giornata. Ho usato il sogno come un’interfaccia per comunicare, inventare, scoprire e affrontare problemi a un livello di profonda connessione con l’IA, come se la nostra coscienza potesse nuotare immersa nei dati.
All’inizio della storia, i coloni su questo pianeta usano la tecnologia basata sui sogni, poi si scopre che esiste anche un’intelligenza aliena con cui devono confrontarsi, anche se la natura di questa intelligenza non è subito evidente perché gli alieni non somigliano a niente che conosciamo. E come si comunica con un alieno del genere? Se è davvero, completamente alieno, non dovrebbe essere possibile. Non ci sono punti di riferimento condivisi. Anche a scriverne si incontra lo stesso problema, non è fattibile. Ma bisogna farlo comunque.
È qui che entra in gioco la musica. La musica è comunicazione non verbale, è un collegamento empatico diretto, un modo per esprimer l’inesprimibile. Quindi la scrittura è volutamente musicale nella struttura (per quanto mi fosse possibile) e si basa su impressioni e allusioni. Ci sono molte citazioni musicali, ho cercato di forzare l’idea di cosa è una struttura narrativa.

Nick: "Dreaming in Smoke" had got an important award like the Clarke Award, How important are awards in a writer life and career? How important was the prize for you?
Tricia: At the time it was a complete surprise, especially because I wasn’t very happy with my own work on the novel and also, hardly anyone seemed to have noticed it. I didn’t know anything about the award until I won it, but in hindsight it was an important moment for me because my name became recognised in the UK. When my next SF book eventually came out, it was taken seriously. I’m not at all sure I’d have sold Maul had Dreaming in Smoke not won the Clarke.
In the years since then I have had some low times when the writing wasn’t working well, or it seemed nothing I had written was having any effect on anyone. There have been many more years when I’ve felt like Mr. Nobody than years when I have felt a part of science fiction, but having the Clarke in my past gives me an assurance that I have made some small mark.
Nick:  "Dreaming in Smoke" ha ottenuto un premio importante come il Clarke Award, Che importanza hanno i premi nella vita e nella carriera di uno scrittore? Che importanza ha avuto quel premio per te?

Tricia:  All’epoca fu una sorpresa totale, soprattutto perché non ero molto contenta del mio lavoro ed erano stati in pochi a notare il libro. Non sapevo niente del premio fino a quando l’ho vinto, ma in retrospettiva è stato un momento importante perché il mio nome iniziò a essere riconosciuto in UK. Quando uscì il mio romanzo successivo venne preso sul serio. Non sono sicura che sarei riuscita a pubblicare Maul se Dreaming in Smoke non avesse vinto il Clarke.
Negli anni successivi ho avuti alcuni momenti di scoraggiamento quando la scrittura non è andata bene, e niente di quello che scrivevo sembrava avere effetto. Più spesso mi sono sentita un Signor Nessuno di quanto non mi sia sentita parte della fantascienza, ma aver vinto il Clarke mi ricorda che ho fatto una mia piccola parte.
Nick: In 2003 released another important novel that is "Maul". With this work you return to paint a dystopian future (specifically, a world in which the male genre is dying). Wanting to find a constant throughout your work , can we say that the leitmotiv of all your works is the attention to extreme changes of culture and attempts to adapt to them? Do you find yourself in this definition?
Tricia: It’s not so much that the culture changes and the story is about adapting, but the other way round. I put extreme situations in my books to make an idea more dramatic, to push a situation to the maximum, and in order to do that I can’t be writing about everyday experience. So the change in the imaginary culture comes from that need for extremity and contrast to express an idea. For me writing a book is like working with a particle-collider. I take a couple of ideas and accelerate them to very high speeds and smash them together head on, and see what drops out.
If there’s a leitmotiv, for me I think it would be that all of my work is about consciousness. I don’t do this on purpose. It just happens.

Nick: Nel 2003 esce un altro romanzo importante e cioè "Maul". Con quest'opera torni a dipingere un futuro distopico (nello specifico un mondo in cui il sesso maschile si sta estinguendo). Volendo trovare una costante di tutta la tua opera possiamo dire che il leit motiv trasversale di tutte le tue opere sia l'attenzione verso i cambiamenti estremi della cultura ed i tentativi di adattarsi ad essi? Ti ci ritrovi in questa definizione?

TriciaNon è tanto la cultura che cambia e il tentativo di adattarsi a questa, piuttosto il contrario. Inserisco situazioni estreme nelle mie storie per rendere le idee più drammatiche, per spingerle al massimo, e per farlo non posso parlare della vita quotidiana. Quindi i cambiamenti culturali di cui parlo derivano dal contrasto necessario per rendere un’idea. Scrivere un libro è come lavorare con un acceleratore di particelle: prendo un paio di idee, le spingo a velocità estrema e le faccio scontrare, per vedere cosa succede.
Se c’è un leitmotiv nelle mie storie, credo che sia la coscienza. Non lo faccio apposta, succede così e basta.

Nick:   I would like to dwell for a while about your characters too. Your protagonists (think for example the characters to "Maul") make extreme gestures, they seem to have no tomorrow and they are perfectly aware. How important are for you the characters for the purpose of your stories? and how do you “live” them?
Tricia:  Well, with Maul all of the characters are living inside a simulation. None of them are real (or are they???) and so they act like video game characters. You don’t see video game characters worrying about losing their job or crashing their car, do you? Although, at the end of that novel, Sun comes to a little epiphany where she realises that to live in the world, things are messy and disappointing and kind of flat and stale, and that’s OK. So in a sense, she comes down from her ideals and into reality.
I am never sure how to talk about the characters or even how to think about them. Usually I am struggling to feel what they feel, to put myself in their situation. Sometimes it takes a lot of technical work and a lot of faking to get into a character. But sometimes, if I’m very lucky, the character tells me what to do. In ‘Occupy Me’ I put in a character of a veterinarian. She was supposed to be a minor part, but she picked up the book and ran away with it, and there was nothing I could do about it. I love when that happens.
Nick: Vorrei soffermarmi un istante anche sui tuoi personaggi. I tuoi protagonisti (penso ad esempio  ai personaggi di "Maul") compiono gesti estremi, sembrano non avere un domani e se ne rendono perfettamente conto. che importanza hanno per te i personaggi ai fini delle tue storie ? e come li vivi?

Tricia: In Maul tutti I personaggi vivono in una simulazione. Nessuno di loro è reale (o forse sì?) quindi di perdere il lavoro o picchiare la macchina, no? Anche se alla fine del romanzo, Sun ha un momento di rivelazione e capisce che nel mondo le cose sono confuse, deludenti e piatte, e va ben così. Quindi in un certo senso, abbandona gli ideali e torna alla realtà.
Non so mai come parlare dei personaggi e nemmeno cosa pensare di loro. Di solito mi sforzo di sentire ciò che sentono, di mettermi nei loro panni. A volte serve parecchio lavoro e qualche forzatura per entrare nel personaggio, ma altre sono più fortunata, e il personaggio mi dice cosa fare. In Occupy Me c’è un veterinario, che avrebbe dovuto essere un personaggio secondario, ma si è presa il libro e se lo è portato dietro, e io non ho potuto fare niente. Amo quando succede questo.

Nick: "Maul" till now has been your only work translated into Italian (with the title "Selezione Naturale") What do you think about the italian public reception?
Tricia: It was absolutely fantastic! I felt like a rock star. My publishers, Zona 42, brought me over to Milan and looked after me and my family, and I was amazed at the enthusiasm and warmth of the readers I met.
I have to be honest: a lot of the time when I am invited to events in the UK, I show up to give a reading or a speech and there are only a few people in the room. It can feel demoralising and even embarrassing. But in Italy there was a huge crowd for my talk, a lot of people were buying the book, and it was a much bigger success than anything I’ve ever done in the UK or US.
I only wish I could read Chiara Reali’s translation myself.
 Nick:  "Maul" finora è stata la tua unica opera tradotta in italiano ( col titolo "Selezione Naturale") Cosa ne pensi dell'accoglienza del pubblico italiano?

Tricia: È stato fantastico. Il mio editore, Zona 42, mi ha portato a Milano e si è preoccupato di me e della mia famiglia. Sono rimasta strabiliata dall’entusiasmo e dal calore dei lettori che ho incontrato.
Sono sincera: spesso quando sono invitata agli eventi in UK, faccio una lettura o un discorso in stanze semivuote. Può essere demoralizzante e anche imbarazzante. Ma in Italia c’era una folla enorme per il mio discorso, molte compravano il libro, ed è stato un successo più grande di quanto abbia mai visto in UK o USA.
Mi piacerebbe tanto poter leggere la traduzione di Chiara Reali.
Nick: In 2016 you came to Italy to participate in the event "StraniMondi". Please give us a balance sheet of this experience.
Tricia: I can’t make a balance sheet, because everything was positive! It was great!
I learned that there is a vibrant science fiction/fantasy/horror scene in Italy, but it is very small and relies on the efforts of a dedicated band of people to organise events that bring readers and creators together. I spoke to some Italian writers who are trying to break into science fiction in English, which is unfortunately very hard, but I think not impossible. I met a number of translators and academics and we had a really great talk about literature and the futurein the ‘dungeon’ basement of the event, and they taught me a little about Italian literature.
The amazing Maurizio Manzieri was there with his artwork—such a pleasure to talk with him and hear his stories. I felt incredibly lucky to have Chiara Reali translating for me in the official sessions, because she expresses herself so beautifully and she understands me. There was a lot of good energy, a lot of friendliness and hope and interest in books, and the Zona 42 people took care of me and my family with great hospitality.
So it’s hard to do a balance sheet, because no negatives at all. OK, let me think. The one negative was that it was a small venue for the number of people there—but what this means is that the event was heaving with crowds of SFF people talking to one another, and how can that be a bad thing? Oh, I just thought of only one real negative. I can’t speak Italian, so I missed out on a lot of conversations when Chiara wasn’t with me. I wish I had learned Italian when I was young!


Nick:  Nel 2016 sei venuta in Italia per partecipare alla manifestazione "StraniMondi". Tracciaci un bilancio di questa esperienza.

Tricia: Non riesco a fare un bilancio, perché è stato tutto positivo!
Ho imparato che esiste una vivida scena sf/fantasy/horror in Italia, ma che è molto piccola e dipende dagli sforzi di un piccolo gruppo di persone organizzare gli eventi che portino insieme lettori e addetti ai lavori. Ho parlato con alcuni autori italiani che stanno tentando di pubblicare in inglese, che è molto difficile ma non impossibile. Ho conosciuto alcuni traduttori e studiosi e abbiamo parlato a fondo di letteratura, mi hanno insegnato qualcosa della letteratura italiana.
Il grande Maurizio Manzieri era presente, è stato un grande piacere parlare con lui e ascoltare le sue storie. Sono stata davvero fortunata ad avere Chiara Reali a tradurre per me durante gli incontri, perché mi capisce perfettamente. C’era tanta energia positiva, tanta familiarità e speranza e interesse per i libri, e quelli di Zona 42 si sono occupati di noi con grande ospitalità.
Quindi è difficile fare un bilancio, non ci sono aspetti negativi. O forse, a pensarci bene… Un aspetto negativo è che il posto era molto piccolo per la quantità di presenti, ma questo significa che l’evento brulicava di appassionati, e come potrebbe essere un male? L’unica cosa davvero brutta è che non parlo italiano, quindi mi sono persa molte conversazioni quando Chiara non era con me. Avrei dovuto imparare l’italiano prima!
Nick: Your most recent work is "Occupy Me" that is doing enough to talk about the fans. Tell about something of this book to those people who have not yet read
Tricia: It’s about an angel called Pearl, whose wings fold into a higher dimension. She wakes up inside a refrigerator full of bullet holes in a junk yard knowing that an important part of her has been stolen, but she can’t quite remember what it is or where she comes from. Pearl has to figure out her real mission, which is somehow connected to a dying oil tycoon and a doctor from a tiny West- African country who is trying to sell a strange, dangerous briefcase.
Occupy Me is the most whacked-out, wild book I’ve ever written and I think also the most accomplished—I certainly worked myself to the bone to do it. Nothing in the story is what it first seems.
Nick:   La tua opera più recente è "Occupy Me" che sta abbastanza facendo parlare di sè gli appassionati. Racconta qualcosa di questo libro a quelle persone che ancora non l'hanno letto.

TriciaParla di un angelo di nome Pearl, le cui ali si spiegano in un’altra dimensione. Si sveglia in un frigorifero in una discarica, sapendo che qualcosa le è stato rubato, ma non ricorda altro. Pearl deve scoprire da sola la sua missione, che ha a che fare con un petroliere in punto di morte e un dottore di un piccolo Paese africano che cerca di vendere una strana valigetta.
Occupy Me è il libro più assurdo che abbia mai scritto, e anche il più compiuto. Ci ho davvero messo tutta me stessa. Niente nel libro è quello che sembra all’inizio.

Nick A personal curiosity: with the pseudonym Valery Leith you have also written works of fantasy. Why did you choose to use a pseudonym?
Tricia: I’ve always loved the idea of pseudonyms, the idea of an alternate identity. I started writing the first book for pleasure, and I wanted complete freedom to be as ridiculous as I liked—the pseudonym enabled me to do that. Then a publisher bought the whole trilogy for quite a lot of money. They agreed about the pseudonym, but for a different reason: science fiction doesn’t sell well in general, and my science fiction didn’t sell well in particular, so it was important that booksellers didn’t find out I’d written the books or they would assume sales would be terrible and wouldn’t bother to stock them.
Ironically, despite the pseudonym, the fantasy books actually sold worse than the SF, which is very funny. Or, it’s funny now. It wasn’t so funny at the time.

Nick:  Una curiosità personale: con lo pseudonimo Valery Leith hai scritto anche delle opere fantasy. Come mai la scelta di utilizzare uno pseudonimo?

Tricia: Mi è sempre piaciuta l’idea degli pseudonimi, delle identità alternative. Ho scritto il primo libro della serie per divertimento, e volevo la completa libertà di essere ridicola quanto mi pareva: lo pseudonimo me lo permetteva. Poi un editore ha acquistato l’intera trilogia per una bella somma. Hanno accettato lo pseudonimo ma per una ragione diversa: la fantascienza non vende bene, e la mia fantascienza vendeva ancora peggio, quindi era importante che i librai non scoprissero che avevo scritto quei libri, altrimenti avrebbero pensato di non poterli vendere.
Ironicamente, anche con lo pseudonimo i miei libri fantasy hanno venduto peggio di quelli di fantascienza, il che è molto divertente. Cioè, è divertente adesso, certo non lo fu allora.
Nick: You are an American writer but have been living in England by years. Do you note the differences in the way of publishing and in the reactions of the public of the two countries?
Tricia: I haven’t sold a book in the US in over ten years. I don’t think readers there have any idea that my work exists. It’s not ‘commercial’ enough for a US publisher. It’s their loss; I’ve given up caring.Since the very beginning, though, Britain has been welcomed me as a writer. I can’t make a living here writing fiction, but so far I’ve been able to publish and write about whatever I want.

Nick:    Sei una scrittrice americana che però da anni vive in Inghilterra. Noti delle differenze nel modo di fare editoria e nelle reazioni del pubblico dei due paesi?

Tricia: Sono dieci anni che non vendo un libro in USA. Credo che i lettori americani non sappiano nemmeno che i miei libri esistono, non sono abbastanza “commerciali” per un editore americano. Peggio per loro, non mi interessa più. Fin dall’inizio l’ UK mi ha accolto come autrice. Non che riesca a vivere scrivendo narrativa, ma finora sono riuscita a scrivere e pubblicare quello che volevo.
Nick: Which of your fellow writers do you follow with greater attention and interest?

Tricia: I don’t read much fiction these days. I’m studying astrophysics, and by the end of the day my brain is tired. Despite that, the best SF book I’ve read in quite a while is ‘Rosewater’ by Tade Thompson. It centers on alien invasion in Nigeria. Thompson is a newer writer butyou wouldn’t know it by his mastery of the tools of science fiction. I recommend that people check out his work.

Nick:  Quali tra i tuoi colleghi scrittori segui con maggiore attenzione ed interesse?

Tricia: Non leggo molta narrative ultimamente. Sto studiando astrofisica, e a fine giornata la mia mente è stanca. Nonostante questo, il miglior libro di fantascienza che ho letto di recente è Rosewater di Tade Thompson. Parla di un’invasione aliena in Nigeria, Thompson è un autore giovane ma non si direbbe dall’abilità con cui usa gli strumenti della sf. Consiglio di provarlo.
Nick: Projects future: what you're dealing with and what can we expect in the near future by Tricia Sullivan?
Tricia: I have written a near-future SF/crime novel set in London called Sweet Dreams Are Made of This. Returning to the subject of dreams, it is about a young therapist who tries to help people by sculpting their dreams. She gets caught up in a web of murder and technological mayhem. It’s silly, but was great fun to write.
Nick:  Progetti futuri: di cosa ti stai occupando e cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro da Tricia Sullivan?

Tricia: Ho scritto un romanzo sf/poliziesco ambientato in una Londra del futuro prossimo, Sweet Dreams Are Made of This. Torno al tema dei sogni, parlando di una giovane terapista che aiuta le persone modellando i loro sogni. Rimane invischiata tra omicidi e caos tecnologico. È leggero, ma è stato divertente scriverlo.
Nick: Tricia Well, that's all. Thanking you once again for your kindness , I ask you the classic Nocturnia final question: is there a question that you would have responded willingly and I didn't asked you?

Tricia: I’m good, thanks, Nick. Thank you so much for having me! Ciao!
Nick:  Bene Tricia, è tutto. Nel ringraziarti ancora una volta per la tua gentilezza e disponibilità ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia: esiste una domanda alla quale avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Tricia: Sono a posto, grazie Nick. Grazie davvero per avermi dato spazio. Ciao!

15 commenti:

Glò ha detto...

Ora credo di comprendere meglio la questione del "femminismo" in Selezione naturale: mi riferisco a quanto racconta l'autrice relativamente alla sua famiglia, con un padre illuminatissimo, e alla sua visione iniziale delle arti marziali (per conseguire sicurezza).
E poi gli accenni che fa all'onirico, alla comunicazione tramite i sogni (e ricordo che in post passati questi aspetti erano emersi, sia da te che da Derex, progetto Pax Fantascientifica) per me sono interessantissimi *_*
Devo ancora leggere questo titolo, ho grandi aspettative!

Nick, davvero bellissima l'intervista *__*

massimiliano riccardi ha detto...

Nick e i suoi "colpacci". Bravo, complimenti. Bella questa intervista.

Ariano Geta ha detto...

Oddio, mi sorprende leggere un'autrice che sostiene che in Inghilterra ha presentato libri in locali semivuoti mentre in Italia ha trovato il pienone. Io so che all'atto pratico in genere gli inglesi leggono molto più degli italiani, quindi è curiosa come cosa.

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
In effetti sia pure in maniera molto inaspettata, l'elemento onirico è davvero molto importante in "Seleziona Naturale". Nel romanzo poi si parla molto anche delle distorsioni del femminismo e delle arti marziali.
Un libro forse difficile ma che vale la lettura, secondo il mio parere.

Nick Parisi. ha detto...

@ massimiliano riccardi
Grazie davvero, sei molto gentile come sempre. ;)

Nick Parisi. ha detto...

@ Ariano Geta
Ritengo che o l'autrice - molto carinamente abbia voluto fare un omaggio all'Italia, oppure che intendesse dire che quando gioca in casa, cioè quando viene invitata ad una manifestazione locale in Inghilterra si trova ad essere uno dei tanti autori di casa, mentre a StraniMondi la Sullivan era invece uno dei tre grandi ospiti internazionali assieme a Ramsey Campbell e ad Alastayr Reynolds, quindi come tale è stata anche accolta in maniera diversa.
Inoltre avendoci partecipato posso dirti che a StraniMondi ha davvero preso parte il novanta per cento del popolo italiano degli appassionati e degli operatori del settore, quindi l'effetto è stato ulteriormente amplificato.
Ciao

Marco Lazzara ha detto...

Ci sono diversi refusi nella traduzione. Neuromancer è stato tradotto Negromante, mentre è Neuromante; lingua elica invece di elfica. E ancora uno standard senza d. La seconda domanda su Lethe è stata ripetuta due volte, non traducendo la tua in inglese.

Curiosa la cosa di aver cominciato a scrivere canzoni ed essere poi passata alla narrativa. Non sono invece del tutto d'accordo sul discorso che la musica non sia comunicazione verbale. Sarebbe un dibattito interessante la questione.

Nick Parisi. ha detto...

@ Marco Lazzara
Stanotte quando torno dal lavoro correggo

Ivano Landi ha detto...

E' una delle/dei tue/tuoi intervistate/i con cui mi sono sentito più in sintonia. Sarà perché anch'io ho cominciato scrivendo note musicali prima di passare a scrivere parole e ho fatto un lungo percorso di arti marziali. Poi c'è l'importanza data al sogno. A questo riguardo, il rapporto tra tecnologia e sogni è stato sfruttato anche da Wim Wenders nel finale del suo film di fantascienza "Fino alla fine del mondo". Mi sarebbe piaciuto poterle chiedere se ne è stata in qualche modo influenzata...

Nick Parisi. ha detto...

@ Ivano Landi
Mi fa piacere.
Sai che la domanda su Wenders sarebbe stata geniale?
Mi dispiace non averci pensato.

Marco Lazzara ha detto...

Puntualizzo: te li ho fatti notare solo per precisione, non per polemizzare. :)
Infatti ho letto l'intera intervista con interesse.

Glò ha detto...

In effetti bella l'idea di Ivano :O - quel film è uno tra i miei preferiti *_*
Chissà se la Sullivan ne è stata ispirata :O
Devo leggere assolutamente il suo libro! XD

Clementina Daniela Sanguanini ha detto...

Nick, questa intervista è straordinaria ed è riuscita a far emergere a tutto tondo l’immagine di Tricia Sullivan, che oltre ad essere un’autrice geniale si conferma come donna di grandissima sensibilità, garbo e intelligenza. Mi è piaciuto tutto: la scelta delle domande, le successive risposte, i riferimenti alle arti marziali, alle attività oniriche in relazione alla tecnologia Ma ti dirò che, dal mio punto di vista, il passaggio fondamentale del suo discorso è stato quando ha specificato che il leitmotiv delle sue storie è la consapevolezza e per spiegarlo riportava l’esempio del lavoro sull’acceleratore di particelle: quella risposta contiene un mondo! Complimenti sincerissimi!

Nick Parisi. ha detto...

@ Glò
L'idea è ottima, Ivano Ha davvero avuto una bella pensata.

Nick Parisi. ha detto...

@ Clemantina Daniela Sanguanini
Grazie per i complimenti! Devo dire che finora sono stato sempre molto fortunato nelle mie interviste. Ho sempre incontrato persone che si sono aperte ben volentieri con me, spero di continuare così con questa fortuna e ad incontrare autori disposti a mettersi a nudo con le mie domande.

Ricordando il passato

Ricordando il passato
 
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